Galloitalici di Basilicata

di Vincenzo Ferretti 

"..Il viaggiatore che, in uno scompartimento di III classe nel tragitto da Napoli a Taranto, presti attenzione alla conversazione dei contadini che salgono ad ogni stazione, si renderà subito conto che nel primo tratto – se si trascurano variazioni nell’intonazione e differenze locali minime – la base linguistica è sorprendentemente unitaria. ..." Continua

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Omaggio poetico di Lorenzo Ostini PDF Stampa
Omaggio poetico dello scrittore Lorenzo Ostini (1961) che dedicò negli anni Sessanta al suo paese natio.

TITO

Tito, ancora non so perché
i monti tuoi a est, imminenti
somiglino a verdi mammelle
rigonfie di latte amoroso
al sole munto delle profondi estate.
Non so se madre o nutrice
- paese di rapido nome
e di sconfinate mattine-
ti dia quella semenza, quella pace.
Tu forse ascolti lungo il fiume i pioppi
come immensi flauti consumare
le notti d’agosto al suono struggente
di una nostalgia senza requie

E tu, in te, non vedi? Sei un uomo
ora supino ora in raccoglimento:
non vedi? Sei un uomo che nasce
dalla Gorgonie delle terra mio lucifero!
E le tue case, come midolla,
sono gli arti vigorosi dell’uomo
appena scagliato alla luce
dalla puerpera valle.

Tito, ti stendi per un tiro di fionda
e vecchia d’anni per quante foglie
sibila l’intima acacia, e incerta
di futuro quanto grano a la sacca
del colono, mentre autunno – le notti
sterminate – veglia su aratri di legno
e vecchie macine avanti ai mulini
ferite da stelle cadenti.

Tito, ancora non so e nessuno sa
né mai se ne parla all’aria
limpida come agonia d’ape…
Tito, ancora non so perché
nei tuoi altopiani a ponente
posino sommersi e dissepolti
dai più remoti tramonti
i piedi bianchi della vasta amante
che è tua nutrice e madre.

E tu, in te, non vedi? Sei un uomo
ora supino ora in raccoglimento:
non vedi? Sei un uomo che muore
nella Gorgonie della terra: mio vespero!
Le case come frutti morti,
sono gli arti perduti dell’uomo,
che ormai ritorna nel ventre
della terra sfinita.
 
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