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A cura di Gianluca Caporaso e Tonino Cuccaro
A pochi chilometri da Potenza è
Tito, centro che, grazie alla prossimità con il capoluogo, gode di un
progressivo incremento demografico. Benché in origine l'abitato
sorgesse in un sito diverso, su di un'altura prospiciente l'attuale
zona industriale, oggi si articola in due agglomerati principali: il
centro e Tito Scalo. Il paese, tutto sviluppatosi lungo le pendenze
della SS. 95 che l'attraversa e lo collega a Satriano di Lucania, offre
nel centro storico la bella piazza del Seggio, luogo un tempo di
Consigli che coinvolgevano anche il popolo. Ad essa fa da corona una
fontana monumentale in pietra del XVIII sec.. Qui, nella primavera del
1799, con altri eroici cospiratori, venne giustiziata Francesca
Cafarelli De Carolis dalle orde sanfediste dello Sciarpa, che
repressero nel sangue la sfortunata Repubblica Partenopea. Forte la
partecipazione anche nell'800 alle rivolte liberali. Sovrasta la piazza
il palazzo comunale, raggiungibile attraverso due gradinate oblique e
simmetriche che fiancheggiano la fontana. La cinquecentesca facciata
del municipio, di stile aragonese e sormontata da un orologio
panoramico, è caratterizzata da un maestoso arco durazzesco. Nella
parte alta del paese sorge l'edificio più importante: la chiesa con
l'ex convento di Sant'Antonio, edificati nel 1514. Si conservano
dipinti di Girolamo Stabile del XVI sec. e, intorno al chiostro, un
ciclo pittorico dedicato a Sant'Antonio da Padova del Pietrafesa.
Adiacente al complesso conventuale è la biblioteca comunale con il
fondo Carlo Alianello, scrittore lucano, che qui ambientò gran parte
del suo famoso romanzo "L'Alfiere". Nel suo territorio Tito vanta
luoghi paesaggistici molto suggestivi, come Schiena d'Asino con la
sorgente del Sambuco e Acqua Bianca con la sorgente di acqua sulfurea.
Con la vicina Pietrafesa (odierna Satriano di Lucania), accolse i
profughi di Satrianum, antica città fortezza e sede vescovile,
allorché, tra il 1420 e il 1430, un drappello di soldati ne consumò la
distruzione ordita, pare, per riparare l'offesa arrecata a una
damigella di corte, dalla Regina Giovanna II d'Angiò, "donna di
esecrata memoria, per tirannide efferata e scostumatezza di vita pari a
una Messalina", secondo il racconto dell'insigne letterato e storico
titese D. Giuseppe Spera. Tito, sulla base dei dati demografici
dell'epoca e dell'analisi linguistica del suo dialetto, dovette
accogliere numerosi coloni provenienti dal nord-ovest (basso Monferrato
ed entroterra ligure) nei secoli XIII-XIV, poi assorbiti anche dai
centri contermini, soprattutto Potenza, Picerno, Pignola e Vaglio di
Basilicata. Rimane oggi la testimonianza del dialetto "galloitalico"
parlato a Tito (che secondo il Rohlfs ne conserva la forma più arcaica)
come in tutto il potentino. Patrono di Tito è S. Laviero martire,
atleta e campione della fede, festeggiato il 7 settembre e il 17
novembre, le cui vicende, prima e dopo la morte, hanno affascinato
storici e religiosi. Particolare venerazione e festeggiamenti sono
riservati alla Vergine del Carmine che dalla 2^ domenica di maggio
viene accolta nella chiesetta del monte omonimo e l'8 settembre fa
rientro in paese. Nella notte tra il 18 e il 19 marzo il paese si
accende di numerosi falò rionali che, secondo la tradizione, bruciano,
con gli avanzi della potatura, l'inverno che finisce e annunciano la
primavera ormai alle porte. Tra le iniziative culturali è da segnalare
il premio nazionale di poesia "Theidos". Moderno e vivace è
l'agglomerato di Tito Scalo con uno dei principali poli produttivi
della Basilicata, il quartiere fieristico e il nascente interporto
regionale.
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