di Vincenzo Ferretti
"..Il viaggiatore che, in uno scompartimento di III classe nel tragitto da Napoli a Taranto, presti attenzione alla conversazione dei contadini che salgono ad ogni stazione, si renderà subito conto che nel primo tratto – se si trascurano variazioni nell’intonazione e differenze locali minime – la base linguistica è sorprendentemente unitaria. ..." Continua
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È opinione
diffusa che il nome Trècchina derivi dalle tre cime dei monti che
sovrastano l'altopiano su cui sorge il paese (Tre chine). Il Racioppi
vuole che tale nome derivi dal latino e significhi luogo intricato di
pruni, sterpi e burroni. Secondo il Pacicchelli, invece, Trecchina
sorse dallo stanziamento di una guarnigione romana, durante la seconda
guerra sannitica e si chiamò Terenziana, corrottosi poi nel nome
attuale. Tra le tante ipotesi sull’origine del paese, la più verosimile
pare, invece, quella proposta dall’Antonini, nella sua opera"La
Lucania". Egli, citando a conforto della sua tesi Erodoto e Pausania,
asserisce che, verosimilmente, questo luogo fu fondato dai Greci che
abitavano vicino alle Termopili, chiamate anche Trakinie, nella vicina
città di Trakis. Tali Greci, sempre secondo il predetto storico,
abbandonarono quei luoghi nella guerra peloponnesiaca (480 a.C.) e
trovarono in questi la somiglianza con quelli che avevano dovuto
abbandonare. I primi insediamenti stabili sorsero sicuramente lungo
ilNoce, nella zona di Piano dei Peri ove si evidenzianoancora tracce di
mura che mostrano una vecchia fortificazione dell'alto medioevo.
Quell'insediamentosorse, verosimilmente, a seguitodelladistruzione
della vicina Blanda. Trécchina fu roccaforte gotica e poi luogo
fortificato longobardo distrutto dai Saraceni alla fine del X secolo.
ILongobardidi Salerno la ricostruirono alle faldedelmonte Maiorino, su
di una rocca, a picco sulla valle del Noce . Trécchinafece parte della
contea di Lauriaall'epocadi Ruggiero, durante la dominazione aragonese.
Nel 1350 passò alla potentissima famiglia dei Sanseverino che, dopo
qualche secolo, la vendette a Giambattista e Galeazzo Cecinelli ai
quali succedette Antonio Palmieri, barone di Latronico. Successivamente
fu compravenduta più voltefino a quando l’acquistò Diego Vitale,
patrizio di Cava. Ultimo dei Vitale, duca di Tortora e Barone di
Trécchina, fu Alessandro alla cui morte il feudo fu ereditato dalla
moglie, Carmela Bonito, principessa di Casapesenna che, in seconde
nozze, sposò Ferdinando Vargas Machuca, il cui figlio Tommaso restò
ultimo feudatario fino alla soppressione delle leggi feudali. Nel
Settecento il paese, anche su impulso dei Vitale, cominciò ad
abbandonare il vecchio borgo abbarbicato sotto il palazzo baronale.Si
costruirono così nuove case a valle, attorno ad un vasto pianoro che
rimase al centro delle nuove abitazioni, quasi come una grande aia. Nei
primi anni del Novecento, per effetto delle rimesse degli emigranti,
queste case furono sopraelevate e decorate con un tardo e civettuolo
stile liberty. A Trécchina ancora si parla un dialetto di origine
galloitalica che costituisce un’isola glottologica e che deriva,
secondo il Rohlfs, da un probabile stanziamento di popolazioni del
Monferrato, avvenuto durante le persecuzioni religiose del XII-XXIII
sec. Per la vicinanza alla costiera di Maratea, Trecchina costituisce
un luogo montano ambito da chi frequenta il golfo di Policastro perché
consente il vantaggio sia del mare che dei monti, e il piacere di
apprezzare la spiccata ospitalità trecchinese. Il Paese, infatti, pur
essendo a dieci minuti d'auto sia da Maratea che da Praia a Mare, si
trova a quota 500 m. s.l.m., circondato da giganteschi castagni, con
Piazza del Popolo ornata di lussureggianti giardini ordinati in aiuole
e viali fiancheggiati da conifere, acacie, tigli e rare piante
ornamentali. Rinomati sono gli antichi dolcetti di pasta di noci e i
gelati di castagna.
1. Giacono Racioppi,: "Origini storiche investigateneinomigeografici della Basilicata",
"Archivio storico per leprovince napoletane" 1876, pag.435-495 (si cita
anche dall'estratto di pp.61); Ristampa anastatica, Bologna, Forni, s.d. Giuseppe Mensitiere |
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